Pompei Santuario e Scavi Archeologici

La vaPompei - Santuariolle di Pompei nel XVII secolo era una zona semipaludosa dove si altrenavano appezzamenti di terreno messi a coltivazione dai pochi contadini del luogo con aree di terra brulle e incoltivate. Fu proprio qui che intorno alla metà del ‘700 prese vita il progetto di Bartolo Longo, un avvocato pugliese che passò alla storia per la sua lungimiranza e passione.

Giunto nella valle di Pompei Longo fu subito colpito dalla miseria della popolazione. In accordo con il Vescovo di Nola, Mons. Formisano, cominciò una raccolta di fondi per la costruzione di un santuario nel quale sarebbe stata collocata un’effige della Madonna del Rosario che lo stesso Vescovo donò alla gente del posto. Fu così che iniziò il progetto. Forse chi contribuì alla costruzione del primo impianto della chiesa non si rendeva conto di quello che poi sarebbe diventato il santuario.

Con costanza e perseveranza dopo la costruzione della chiesa si proseguì con la costruzione di infrastrutture. Furono create strade, piazze, scuole, case ed orfanatrofi. Pompei in quanto città prendeva forma e da quel momento fu solo una scalata verso la storia.

Oggi Pompei è una delle mete religiose più importanti del mondo. La Vergine del Rosario ormai conta milioni di fedeli. E milioni di devoti sono quelli che affollano le strade della città ogni anno per ammirare l’effige sacra; ma anche per onorare Bartolo Longo, un laico che ha donato la sua vita ed ogni suo avere per costruire un progetto basato sulla fede cristiana. Proprio per questo il 26 Ottobre del 1980 il Papa Giovanni Paolo II l’ha nominato “Beato”.

Area Archeologica

A pochi passi dalla città moderna si trova un’altra Pompei; la Pompei di epoca romana fermata, fissata al 24 Agosto del 79 d.C. . L’eccezionalità di questo luogo dipende dal fatto che non c’è soltanto la possibilità di visitare una villa, un teatro o un tempio, ma la città nella sua interezza. Difatti la lava, che all’epoca dell’eruzione si rivelò essere la nemica distruttrice, per gli archeologi è considerata un’infallibile collaboratrice, custode dei più piccoli segni di una civiltà di 2000 anni fa.

L'eruzione del Vesuvio

I cittadini di Pompei, furono protagonisti di una delle esperienze più terribili per il genere umano. Dopo alcuni giorni in cui si susseguirono scosse di tPompei - Veduta degli scavierremoto con una frequenza sempre più alta, il 24 Agosto la popolazione si svegliò sotto una fitta ed interminabile pioggia di cenere e lapilli. Sebbene vi fosse la possibilità di scappare, molti degli abitanti morirono per effetto dei gas mortali sprigionati dal Vesuvio, il quale, implacabile, continuò la sua opera di distruzione. Drammatica è la testimonianza di Plinio il Giovane, il quale racconta a Tacito la morte coraggiosa di suo zio, il più famoso Plinio il Vecchio, che per andare a salvare dei suoi amici a Stabia, partì con una barca da Miseno, ma non vi fece più ritorno.

Visita agli Scavi

La nostra gita comincia da Porta Marina, una delle sette porte inserite nella cinta muraria della città che, lunga oltre 3200 m, racchiude i 44 ettari della città riscoperta. Una salita porPompei - Affresco agli scavita ai fornici della porta, dove si comincia ad abbandonare qualsiasi contatto col XXI secolo. Una via ci conduce fino al Foro, il luogo pubblico per eccellenza. A differenza delle nostre moderne piazze, il foro romano era il luogo dove ci si incontrava, si chiaccherava, ma si svolgevano anche le più importanti attività pubbliche della città. Infatti a ridosso del foro ci sono i più rilevanti edifici della vita pubblica: la basilica, l’edificio di Eumachia, il macellum, il tempio di Apollo, il tempio di Giove ed santuario dei Lari pubblici.

Dopo aver lasciato la zona del foro con una visita alle Terme del Foro possiamo cominciare a sbirciare nelle case dei romani del 79 d.C. . Imperdibile è la Casa del Fauno, il classico esempio di casa di lusso della città romana del I sec. d. C.; le sue grandi dimensioni, le sue meravigliose decorazioni la rendono la più famosa casa di tutti gli scavi. Famosa anche per il suo enorme mosaico raffigurante la battaglia di Isso tra Dario e Alessandro Magno visibile al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Ma di case a Pompei ce ne sono a bizeffe: la casa del Centauro, la casa della Fontana Grande, la casa del Poeta Tragico, la casa del Criptoportico, la casa dei Vettii, la casa del Labirinto, la casa del Chirurgo e tante, tante altre.

Pompei antica era proprio una città in grande stile. Infatti oltre al foro sopra citato se ne trova anche un altro, detto “il Foro Triangolare” per la sua particolare forma; la città aveva ben due teatri per le rappresentazioni teatrali e musicali e un anfiteatro per gli spettacoli che conteneva fino a 20000 spettatori. Adiacente all’anfiteatro si trova la Palestra Grande. Finalizzata all’allenamento dei gladiatori, era anche utilizzata come luogo di ritrovo della Juventus Pompeiana.

Tra la vita pubblica e quella privata esiste anche una “vita di mezzo”, ovvero quella vita dei momenti di relax della popolazione. E dunque Pompei era disseminata di taverne e luoghi riservati all’ozio dei pompeiani, ozio che in alcune occasioni sfociava in attività poco lecite. Difatti nella RegioVII si trova il famoso Lupanare, un antico bordello con cinque stanze, all’interno delle quali si trovano degli affreschi con la rappresentazione delle varie prestazioni che si potevano richiedere in quel luogo.

Della vita privata dei cittadini si ha la fortuna di conoscere anche le grandi ville dei ricchi possidenti dell’epoca. La più importante e famosa è sicuramente la Villa dei Misteri. In una posizione defilata rispetto al centro cittadino la Villa dei Misteri deve gran parte della sua fortuna ai grandi affreschi delle sue pareti; in effetti non si tratta propriamente di normali affreschi come si trovano in città, ma di megalografie di uno splendore indescrivibile.

Cominciare la passeggiata negli scavi vuol dire immergersi in un mondo sicuramente diverso dal nostro. Oggi polvere e rovina conquistano ogni spazio della città, ma non sono difficilmente rintracciabili i segni di una vita che un tempo fremeva. Fremeva di impegni, di ozi e di divertimenti. Ed è grazie a tutto questo che si abbandona la zona archeologica con il pensiero che questi antichi romani non erano poi così diversi da noi.